Capezzone sull’abolizione dello scalone

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Carlo Lottieri su decidere.net – per Il Tempo

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Dal blog di dimitri buffa

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I primi rumors, le prime critiche, i soliti annoiati di sempre – Apologia del capezzonismo

E’ andata male a chi si aspettava il quarto segreto di Fatima. Daniele Capezzone, il fatidico 4 Luglio, non ha capovolto il mondo, non ha distrutto chiese e vescovati, non ha richiesto Moratorie Universali per la pena di morte alle Nazioni Unite, non ha indetto scioperi della fame, non ha protestato per i diritti civili degli omosessuali in Dittatorekistan, non ha fatto il botto insomma. Chi si è stupito di ciò (a guardare il numero di post in parecchi si sono stupiti di questo Capezzone non-stupefacente) evidentemente non aveva colto due dei principali caratteri della proposta del Capezz.

Il primo è il carattere di urgenza, sottinteso nella proposta, che ha portato ad un metodo organizzativo nuovo, che probabilmente reggerà l’impatto del lungo periodo, ma che tuttavia, al primo impatto, appare sicuramente sbrigativo e forse troppo “ad alta velocità”. Ma è comunque un provvedimento d’urgenza ed è forse il carattere più chiaro, come è altrettanto chiara la presenza di almeno due momenti dell’aggregazione capezzoniana: il primo, sul breve periodo, affinchè siano poste in essere riforme ormai tristemente inderogabili, il secondo, invece, per intraprendere una discussione di lungo periodo e con termini meno soffocanti, su una futura organizzazione politica stabile.

Il secondo carattere è sicuramente quello della pragmaticità della proposta. A poco serve discutere di fame nel mondo se l’0biettivo è quello di razionalizzare il sistema pensionistico. Altrettanto inutile è una discussione intorno alle sorti del capitalismo intergalattico se si vogliono abolire gli ordini.

Sicuramente non siamo davanti a “Il Capitale” o “La ricchezza delle nazioni”. Sicuramente non è espressa una ragione politico-filosofica generale in nessuno dei “cantieri”. Ma sono appunto cantieri, e nei cantieri comanda la legge della costruzione, non quella della speculazione filosofica. Ci sarà meno salotto? Ben venga. Soprattutto dopo l’impasse salottiera di Pannella Trimegisto.

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05/07/2007 — i blog su decidere.net

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Momento-sera su decidere.net

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05/07/2007 – Rassegna stampa – Il Foglio

Flat Tax, web, punto esclamativo e no cravatta. Il network di Capezz

Roma. Il primo giorno di lavoro del nuovo network di Capezzone comincia alle 16:52 minuti su un tavolino bianco, di fronte alla sede romana del Corriere della Sera, con sei microfoni, duecento curiosi, tredici idee, un punto esclamativo, cinquanta firme, una camicia sbottonata (e senza cravatta) e due buone pagine di programma. L’ex segretario dei radicali, ieri pomeriggio, dopo parecchie settimane di attesa, ha finalmente presentato il suo movimento che da ora, oltre ad avere un nome (dec!idere), un colore (tra il rosso e il mandarino), un sito (http://decidere.net) e un suo contratto (articolato in 13 punti), presto potrebbe avere anche una buona rete di adesioni. O di amici, come direbbe Capezzone.

I tredici “cantieri con cui l’ex segretario radicale è sceso in campo partendo da una piazzetta sono tredici spunti interessanti. Nell’agenda che Capezzone ha scelto di coniugare all’infinito(“decidere, competere, meritare, trasformare”), il presidente della commissione Attività produttive della Camera, come da sua ammissione, per la sua “offerta pubblica di alleanza” si è voluto ispirare a quelli che potrebbero considerarsi i modelli unici del nuovo e indipendente universo capezzoniano. Si parte, o almeno ci si prova, dall’agenda Giavazzi, si passa per l’esperienza dei Volenterosi (da cui Capezz, oltre il colore, ha ereditato anche la grafica del sito), si arriva a Tony Blair, toccando la Francia sarkozista e osservando, con molta curiosità, la rivoluzionaria (e repubblicana) coppia da ticket americano, formata da Rudolph Giuliano e Fred Thompson, che in un primo momento aveva deciso di annunciare proprio il 4 Luglio, Indipendence Day, la sua candidatura. Thompson poi ha rinviato, Capezz no. In attesa che il deputato della Rosa nel Pugno presenti un Dpef alternativo a quello del governo, in sei minuti Capezzone ieri (senza nominare la parola radicale, cosa che però fa nel messaggio di benvenuto nel suo sito, dove conclude con un bel “Proviamoci insieme”), ha spiegato su che cosa intende puntare per il nuovo network, che avrà un forum, una chat, un servizio di sms, un aggregatore, parecchi amici (anche in area Confindustria), ma prima di tutto, avrà due o tre punti con i quali, Capezz, vorrebbe ritagliarsi un profilo a metà tra un Bersani, un Tremonti e un Anders Borg, il giovane ministro delle finanze svedese. Dunque si parla di rivoluzione fiscale, di una tassa piatta al 20%, di federalismo fiscale, di presidenzialismo sul modello americano, di credito di imposta per scuola e sanità, di privatizzazioni sul modello Aznar (che Capezzone, ultimamente, cita spesso), di un ‘impresa in un giorno e di un modello welfare che vorrebbe portare, entro il 2018, l’età pensionabile a 65 anni (proposta di legge che Capezz ha già presentato assieme agli onorevoli Tabacci, Della Vedova e Urso). Capezzone, poi, parla anche di superamento degli ordini professionali, di statuto dei lavoratori, di abolizione del sostituto d’imposta per lavoratori dipendenti e di abolizione del valore legale del titolo di studio. Ma la proposta, o meglio, il cantiere su cui l’ex segretario radicale punta, da subito, è anche l’idea più apprezzata da una pccola delegazione finlandese, arrivata qui a Largo Goldoni per ascoltare mr Capezzone e affascinata da quella flat tax che vorrebbe far diminuire la spesa pubblica dell 0,4% ogni anno nei prossimi cinque. E’ pratendo proprio da quest’idea che Capezz proverà a costruire una rete territoriale che si posizione un pò di quà e un pò di là, che ama il bipolarismo, auspica il bipartitismo, che i finlandesi definiscono “in the middle” ma che, nel giro di un anno, come ammesso tra le righe da Capezzone, deciderà da che parte stare. Anche se, per il momento, il network di Capezz, più che a sinistra, sembrerebbe partire guardando un pò più in là. (cl.c)

da Il Foglio – 05/07/2007

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